Introduzione Seminario Ars Florum 2011 Valle della Loira : Jardins de Beauval Castello di Valencay
Benvenuti all’ingresso del dominio profumato ed incantato di Flora, nel mondo affascinante dell’Arte floreale… Questo mondo rimane per lo più sconosciuto, anche se il concetto di “Arte floreale” è oggi sempre più diffuso e praticato. I più grandi creatori dell’eccelsa qualità si ritrovano uniti nelle gesta internazionale di Ars Florum ! Texte 
Ritaglia e comprende numerose pratiche, più o meno creative, che hanno in comune l’utilizzo, come materiali essenziali, di fiori, spontanei o coltivati, recisi o essicati, naturali o anche artificiali, di foglie e di erbe “decorative”, così come una larga gamma di materiali più o meno “naturali” la cui lista sembra uscita da una sorta di inventario di Prévert… Il ben noto… L’impiego di questi materiali ha lo scopo di realizzare delle composizioni “lavorate”, “semplici” decori intorno ad un fiore, composizioni elaborate o, infine, grandi creazioni floreali… 
L’arte è una categoria culturale la cui portata varia grandemente secondo i tempi ed i luoghi. Nell’antichità le discipline artistiche avevano come padrini le Muse – si dovrebbe forse dire madrine? poesia epica; storia; poesia lirica; musica; tragedia; arte di scrivere e pantomime; danza; commedia; astronomia; … – poi per secoli, l’ordinamento di questa classificazione impegnerà artisti, esteti, estetici e storici d’arte … che ne fissarono la lista. Alcune discipline furono raggruppate sotto il termine “classico” di Belle – arti: architettura, scultura, pittura, musica e poesia ed in maniera moderna furono aggiunte a questo gruppo di cinque: la danza, poi la settima arte, il cinema … ma non ancora l’Arte floreale. Eppure, come tutte le arti viventi, quest’arte dell’effimero conosce ai giorni nostri gusti molto vari e di estetica mondiale, un vero Rinascimento. 
Ricordiamoci che il geniale Leonardo da Vinci fu convocato in Francia da Francesco I° per dare vita alle effimere feste reali. Con lui tutta l’arte italiana irrompe in Francia, fra cui l’arte dei giardini e quella dei Della Robbia, con le loro composizioni sofisticate di corone policrome… A contatto con numerose discipline, l’arte floreale ritrova quello slancio sottile e si erge a livello delle discipline artistiche. L’arte compone, attraverso le sue opere, una “rappresentazione” del mondo; le sue molteplici sfaccettature stillano, in maniera affettiva e soggettiva, l’idea collettiva di bellezza. Mentre le arti contemporanee a volte faticano ad incontrare il proprio pubblico – non essendo sempre comprensibili certe sperimentazioni -, l’Arte floreale non provoca questa distanza, al contrario, come se il medium naturale la ponesse, per quanto sofisticate siano le sue creazioni, all’opposto del mondo disumanizzato delle macchine. L’epoca, inquieta per il suo ritmo folle e per la poca attenzione riservata all’ambiente, vede, nel ritorno della Natura nell’arte, un’alternativa armoniosa a certi eccessi del mondo moderno. 
Se l’Arte floreale non può essere confusa con il giardinaggio, è vero che impone un senso profondo del “verde” e richiede la maestria di diverse competenze, fra design e botanica, decorazione e di fiorista, scultura ed arte della tessitura, dei nastri ed altre tecniche tradizionali. I fiori debbono essere selezionati, tagliati e trattati, nel rispetto della loro profonda natura … ma l’Arte floreale si posiziona al di là di qualsiasi materializzazione e trascende fino alla realtà come lo faceva notare giustamente un Sartre più musicista che filosofo “per il decoratore floreale il mare è una superficie colorata, un’apparenza, e non il luogo vitale degli organismi marini …”. Al di là del semplice “bouquet”, l’Arte floreale mette in scena e nello spazio la magia colorata ed effimera del dominio di Flora e crea opere sottili ed ammalianti, la cui poesia oltrepassa le discipline e le categorie. 
Nel XVII° secolo, per ben colpire l’immaginazione, gli aristotelici avevano inventato una formula choc: «La natura ha orrore del vuoto». Si constata con la distanza della storia che non era la natura ad avere orrore del vuoto ma i difensori della fisica di Aristotele. Il dibattito o meglio la controversia farà rabbia. Blaise Pascal vi prenderà parte. Era stato alimentato da diverse prove di cui quella fatta dai fontanieri di Firenze, giusto ritorno al giardino, che era impossibile pompare l’acqua ad una altezza superiore a 18 braccia, circa 10 m. Galileo aveva ipotizzato che fosse la forza del vuoto che agisce all’interno della pompa ed equilibra la colonna d’acqua (1638)… Ma che cosa è il vuoto? Il problema era ormai posto. Torricelli (1643) ed altri riprenderanno gli esperimenti per comprendere qual’è la natura dello spazio lasciato libero in cima ai tubi… E’ il vuoto o si tratta di una materia conosciuta? Per gli aristotelici e più in particolare per i Gesuiti, il vuoto non può esistere. In effetti, il vuoto è il non essere, ma come il non essere potrebbe essere? 
A sua volta Blaise Pascal condurrà degli esperimenti e pubblicherà le sue conclusioni: «Nuove esperienze riguardanti il vuoto» (1647). Cercherà di far riconoscere il metodo sperimentale come modo di costruzione della conoscenza scientifica: «I segreti della natura sono nascosti; per quanto essa agisca sempre, non si scoprono sempre i suoi effetti: il tempo li rivela man mano, e sebbene sempre uguale in se stessa essa non è sempre ugualmente conosciuta.» La natura si mostra, ma nello stesso tempo ama nascondersi. Non ci si deve stupire che si debba a Pascal, autore degli studi sul vuoto e sulla pesantezza della massa d’aria, questa osservazione molto sottile sull’arte: «Come è vero che la pittura ci obbliga a vedere le cose che, per vanità, non vediamo naturalmente.» E sempre Pascal: «Nella misura in cui lo spirito cresce si pensa che ci siano più fiori originali. La gente comune non trova differenza fra i fiori.» 
L’Arte floreale rivela il respiro del mondo, dei suoi pieni e dei suoi vuoti; sembra perfino che le nozioni di tempo e di spazio sfumino per lasciare posto alle vibrazioni dell’istante sospeso. L’unità armoniosa si realizza, ogni elemento è di passaggio ed al suo posto perché si realizzi l’incontro… Si percepisce quanto l’Arte floreale trovi una parte essenziale delle sue radici in Estremo Oriente, in Cina o in Giappone, in maniera emblematica nei giardini zen. Si tratta di armonizzare, mettere in ordine, scegliere, fare coincidere i contrari, orientare, tagliare… per rivelare la Natura. Poiché in questo caso non si tratta di imitazione della natura, ma paradossalmente, di correggerla, di snaturarla, per meglio rivelarla, con rispetto. L’Arte floreale si avvicina in questo alla calligrafia estremo – orientale: «l’inchiostro fa vivere la carta, che a sua volta aspettava di essere fecondata dall’inchiostro.» Qui adesso senza rumore… Primavera, estate, autunno: un braciere silenzioso, i fiori. I profumi, i colori e i suoni si rispondono… Come recita P. Sollers: «Tutti i sentieri portano Aroma.» 
Nello spirito sempre dell’eccellenza, nel 2011 Ars Florum, l’Associazione europea dei professori d’Arte floreale vi invita ad incontrare all’ombra del grande Talleyrand: Geert Pattyn, Yvan Poelman, Clément Petit… L’opera di questi grandi stilisti dell’«Arte floreale» si basa sul lavoro puro, semplice e saremmo tentati di dire, «naturale», ma spesso, come per i paesaggi, le composizioni floreali che crediamo le più esenti da interventi «culturali», perché così appaiono all’evidenza…, rivelano essere, tutto considerato, il più sofisticato dei prodotti. Insieme, questi grandi artisti Vi faranno scoprire le ultime frontiere del «Design Floreale avanguardista»… La Valle della Loira esprime tutta la sua ricchezza e la sua varietà, in particolare fra Blois, Chambord, Chenonceau e Valençay, nel cuore della «Valle dei Re», inscritta nell’anno 2000 per più di 280 Km sulla lista del patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’UNESCO, con il titolo di «paesaggio culturale vivente». Geert Pattyn Yvan Poelman Clément Petit 
Se, come affermava Flaubert, «l’Anjou ha il profumo dell’Italia…», la Valle della Loira concentra l’essenza stessa del prestigio francese, con i suoi meravigliosi castelli che il mondo ci invidia, i suoi dolci paesaggi tanto decantati ed il piacere «rabelaisiens» delle cantine e della tavola… che danno tutto il loro valore e sapore ai delicati paesaggi «ligériens». La storia e le tradizioni si incontrano, congiungendosi di giardini in cantine, di castelli in abbazie… La Loira, il più lungo fiume di Francia, ancora «selvatico» è anche il più «colto». Il suo letto si stende in una lunga grondaia Est-Ovest, bordata da argini e dighe, che va dalla Touraine e l’Anjou, che formano una grande zona di confluenza, anche stilistica. «La Loira è una regina ed i re l’hanno amata». E’ quindi sufficiente percorrere la nostra «Valle dei Re», seguendo la corrente, per viaggiare nel tempo, riempirsi gli occhi di meraviglie, impregnarsi di quell’arte di vivere raffinata che fu il motore culturale ed economico di questa apprezzata regione l’«arte di ospitare» dei suoi abitanti … Castello di Valencay 
Lungo le passeggiate nei giardini, nella Valle della Loira e anche al di là di qualsiasi geografia, realizziamo che tutto il nostro interesse per i soli aspetti storici, stilistici ed estetici non riesce a giustificare ciò che determina, anche intimamente, il nostro fascino per loro. L’essenza stessa dei giardini è altrove ed i loro viali ci dirigono verso i mondi, oggi poco percorsi, della poesia e della metafisica, come se l’arte dei giardini, così effimera, conservasse, lungo i secoli e le stagioni, il senso della vita. I giardini, e con loro l’Arte floreale, esprimono, per i nostri sensi, la nostalgia di un paradiso perduto, che tentano instancabilmente di ritrovare, come altrettante oasi in mezzo al deserto… Apriamo il cancello ed entriamo! 

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